Passa al contenutu

 

IV parte del sondaggio Kelly Global Workforce Index

Secondo lo studio realizzato da Kelly Services, il 70% degli italiani utilizza attivamente il web per promuovere le proprie competenze

 

Social network e crescente competizione nella corsa al lavoro. Questi i due fattori alla base della nascita di una nuova generazione di lavoratori: è l’esercito dei “branded workers”. Secondo il Kelly Global Workforce IndexTM, l’indagine sui lavoratori realizzata annualmente da Kelly Services a livello globale, infatti, il 70% dei quasi 10mila italiani intervistati utilizza in modo attivo gli strumenti del web 2.0 per presentare le proprie competenze alla business community di riferimento.

Sempre secondo le rilevazioni della multinazionale americana, il fenomeno dei branded workers non dipende solo dai nuovi media utilizzati per comunicare ma da un vero e proprio cambiamento di prospettiva: il progressivo aumento dell’importanza della componente immateriale nel determinare il valore di un bene o servizio ha, infatti, indotto i lavoratori a riflettere sui benefici, in termini di carriera, che azioni mirate di self-marketing possono portare.

“I forti cambiamenti che hanno interessato il mercato del lavoro, in particolare in relazione al concetto di flessibilità, hanno indotto i lavoratori ad assumere un atteggiamento più attivo rispetto al passato nel determinare il proprio percorso di carriera. Un fenomeno che non riguarda solo la possibilità di spostarsi da un’azienda ad un’altra mantenendo la propria funzione, ma include anche l’eventualità di cambiare radicalmente professione - dichiara Stefano Giorgetti, Direttore di Kelly Services in Italia In questo contesto è, quindi, fondamentale promuovere se stessi e le proprie capacità. Documentare le competenze acquisite facilita, infatti, sia il candidato nel presentarsi, sia il selezionatore nel comprendere in che modo l’esperienza maturata da un lavoratore in una determinata mansione possa essere impiegata, in modo vantaggioso, anche per ricoprire un ruolo diverso da quello precedentemente occupato”.

Ecco, allora, che investire su se stessi per rendersi più competitivi diventa un must per il 69% degli italiani, in particolare per quelli di età compresa tra i 30 e 47 anni, che pur avendo un buon background in termini di esperienza accumulata, devono in qualche caso aggiornarsi rispetto ai veloci cambiamenti che investono in particolar modo le tecnologie utilizzate per la propria professione. Se, infatti, il 51% del campione è convinto di riuscire a tenersi aggiornato rispetto alle nuove tecnologie e alle nuove procedure, il 40% dei lavoratori della generazione dei “baby boomers” (età 48-65 anni) è più scettico.

Una  domanda di formazione che non sempre trova corrispondenza nelle intenzioni dei datori di lavoro, definiti troppo spesso dagli intervistati poco propensi (18%) o piuttosto indifferenti (37%) rispetto alla possibilità finanziare training e corsi di aggiornamento. Solo il 45% del campione riferisce, invece, di avere un management attento ed entusiasta rispetto alla possibilità di investimenti sulla formazione delle proprie risorse. Un dato che può essere messo in relazione all’esistenza di una certa identità tra mission aziendale e obiettivi del management: quando, infatti, c’è una completa condivisione degli obiettivi aziendali da parte dei dirigenti è più facile che questi scelgano di dotarsi di tutti gli strumenti necessari al raggiungimento degli stessi. Una situazione conosciuta dal 44% del campione. Ma la formazione può rappresentare anche un prezioso strumento per adeguarsi a nuovi percorsi di carriera nel prossimo futuro: eventualità considerata quasi una certezza dal 76% degli italiani.

“La marcata instabilità che caratterizza il mercato del lavoro e la veloce obsolescenza delle skill professionali dovuta al rapido evolvere delle tecnologie rendono la formazione uno strumento di prima importanza sia per i lavoratori, che in questo modo possono aumentare le proprie competenze, sia per le aziende, che possono così contare su dipendenti più efficienti. - Dichiara Stefano Giorgetti, Direttore di Kelly Services in Italia – Segnali positivi in questo senso giungono da KMS, la società di Kelly Services specializzata nella realizzazione di corsi di formazione ah hoc, che nell’ultimo anno ha registrato un aumento degli investimenti da parte delle aziende nell’aggiornamento delle proprie risorse. In particolare, se è innegabile che in molti siano ricorsi al training per ottemperare alle normative in tema di sicurezza sul lavoro, è altrettanto vero che una parte significativa delle stesse imprese ha poi scelto di proseguire la collaborazione con KMS per perfezionare particolari skills dei dipendenti, come le lingue e le abilità informatiche. Inoltre, a ulteriore conferma di quanto rilevato attraverso il Kelly Global Workforce IndexTM,  nell’ultimo periodo c’è stato un forte incremento nella richiesta di corsi per lo sviluppo di competenze trasversali, con particolare riferimento a tematiche quali la gestione della leadership e le dinamiche del team working”. 

 

                                                                                                                                          Milano, dicembre 2010

 

 

KGWI 2010

La rassegna stampa di Kelly Services
Le opinioni dei lavoratori su importanti tematiche legate al mondo del lavoro