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II parte del sondaggio Kelly Global Workforce Index

Gli italiani scelgono la libera professione: il 16% dichiara a Kelly Services l’intenzione di avviare un proprio business

 

Se il lavoro non c’è, bisogna crearselo. È questa la filosofia con la quale i lavoratori italiani sembrano aver risposto alla contrazione del mercato occupazionale, in seguito alla fase recessiva attraversata dall’economia nazionale e internazionale. Secondo quanto emerso dal KGWI, il monitor di Kelly Services realizzato intervistando 10mila italiani, il 21% del campione lavora già come freelance. Stando alle elaborazioni della multinazionale americana specializzata nei servizi per le risorse umane, il 16% degli italiani sentirebbe forte il desiderio di intraprendere a breve un’esperienza imprenditoriale e di questi il 38% pianifica l’apertura della propria attività entro 3-5 anni (il 28% in 1-2 anni).  Inoltre, il 40% degli italiani che non sognano un’esperienza da consulente  ritiene comunque di possedere le abilità necessarie ad intraprendere una simile esperienza.

Numeri di primo piano, che attestano l’Italia tra le nazioni in cui questo fenomeno è più accentuato. Superano il Belpaese per numero di consulenti indipendenti solo la Russia (31%), l’Irlanda (25%) e l’UK (25%), mentre per quanto riguarda la percentuale di persone che auspicano di mettersi in proprio, in Italia si registra uno dei trend più bassi con il 36% del campione che dichiara di essere attirato, molto o in parte, dalla possibilità di intraprendere la libera professione. Un valore di quasi 20 punti inferiore a quello registrato in Russia (che tocca la quota record del 58%), ma in linea con quanto rilevato dal campione dei cugini d’oltralpe (Francia 36%) e dai risultati dei Portoghesi (35%).

Tornando al dato italiano. è interessante osservare come il boom dei freelance sia un fenomeno trasversale alla penisola, senza distinzione tra nord e sud. Le regioni in cui si registra il maggior numero di lavoratori che si definiscono “auto-occupati” sono il Lazio (25%), l’Abruzzo (23%), la Campania - a pari merito con Piemonte e Sicilia (22%)-, la Lombardia e l’ Emilia Romagna (21%). Con una percentuale di poco inferiore, troviamo la Liguria (20%), la Sardegna (19%), la Puglia (18%), la Toscana (17%) e il Veneto 16%.

“Per meglio interpretare questo fenomeno, è utile ricordare come soprattutto le nuove generazioni conoscano una realtà del lavoro molto differente da quella dei propri genitori, in cui il concetto di carriera è svincolato, in alcuni casi addirittura contrapposto  a quello di fedeltà aziendale, e dove la mobilità, soprattutto in conseguenza alla crisi del 1990 e alla recente fase recessiva attraversata dall’economia internazionale, è diventata all’ordine del giorno – dichiara Stefano Giorgetti, Direttore Generale di Kelly Services in Italia -. Un’ulteriore riflessione che non deve essere trascurata riguarda il ruolo giocato dai dispositivi tecnologici di nuova generazione che non vincolando le persone alla presenza fisica in un ufficio facilitano il decollo di piccole attività, soprattutto di quei servizi,  come per esempio  quelli di consulenza informatica,  che sempre più spesso le aziende tendono ad esternalizzare”.

Tra gli aspetti approfonditi da Kelly Services con questo monitor anche i fattori che, se presi in esame,  creano maggiori ansie negli aspiranti imprenditori. In Italia, la principale preoccupazione è legata all’incertezza dei guadagni (49%)  e all’impossibilità di poter contare sul consiglio/supporto di colleghi (20%) in caso di necessità. L’11% teme di fallire e solo il 3%  crede di non avere competenze adeguate: la percentuale più bassa (insieme al Portogallo) rilevata nell’area EMEA.

La tendenza delle aziende concentrarsi sul proprio core business delegando a services esterni o a freelance la gestione  delle altre attività è un fenomeno in atto da anni, che si è accentuato ulteriormente  con le difficoltà affrontate dalle imprese a margine della crisi – prosegue GiorgettiIl contenimento dei costi deve, però, essere applicato con una certa lungimiranza poiché è noto come, in fase di ripresa, le aziende che hanno investito con maggiore intensità nella qualificazione delle proprie risorse riescano a ottenete e consolidare migliori vantaggi competitivi. Poter contare su collaboratori interni al proprio organigramma garantisce, infatti, la possibilità di concervare le conoscenze procedurali, particolarmente difficili da codificare e quindi da trasferire senza un reale contatto tra colleghi. Secondo l’esperienza della nostra società specializzata in formazione, KMS,  individuate le aree più strategiche, è molto importante investire nello sviluppo di strumenti/corsi atti a migliorare le dinamiche relazionali e il knowledge sharing in modo che l’esperienza maturata dal singolo possa tradursi in reale valore per l’intero team e per l’azienda stessa”.

 

                                                                                                                                        Milano, luglio 2010

KGWI 2010

La rassegna stampa di Kelly Services
Le opinioni dei lavoratori sulle tematiche più importanti del mondo del lavoro